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Il rialzo delle attività finanziarie nel mirino delle banche centrali

Investment Insight

Colin HARTE
 

Le banche centrali in primo piano, frenano gli indici azionari

Questo articolo potrebbe contenere espressioni e termini tecnici e pertanto non è raccomandato ai lettori privi di esperienza professionale nel campo degli investimenti

SOMMARIO

  • Le banche centrali potrebbero cambiare obiettivo: dall’inflazione ai prezzi degli attivi
  • Allocazione degli attivi: potenziale di rialzo per il settore immobiliare USA

La scorsa settimana, i mercati azionari hanno perso slancio e i principali indici internazionali sono arretrati rispetto ai massimi storici. Gli investitori sono stati influenzati dai discorsi del Presidente della BCE Draghi e del Governatore della Banca d’Inghilterra Carney, nonché dalle notizie arrivate dal “Forum on central banking” promosso dalla BCE a Sintra in Portogallo sul modello della Conferenza di Jackson Hole organizzata negli USA dalla Federal Reserve. La chiarezza di Draghi sul possibile aggiustamento delle misure monetarie espansive della BCE, a nostro avviso, è stata male interpretata dagli investitori come una svolta restrittiva, innescando un’ondata di vendite sui mercati azionari e obbligazionari. Tuttavia, nonostante ciò, la volatilità è rimasta ai minimi storici. Il contesto economico è stato più favorevole, in particolare grazie alla ripresa dell’inflazione core in Europa e alle indicazioni positive arrivate dall’indice congiunturale tedesco IFO (cfr. grafico), che si è issato ai massimi storici. Intanto, sull’altra sponda dell’Atlantico, la crescita del PIL del primo trimestre ha beneficiato di una lieve correzione al rialzo, salendo all’1,4%.

CAMBIAMENTO DI OBIETTIVO PER LE BANCHE CENTRALI?

La settimana scorsa, i governatori delle banche centrali europee si sono incontrati a Sintra e il dibattito è stato dedicato agli strumenti per far fronte alla persistente debolezza dell’inflazione e al rialzo delle quotazioni degli attivi finanziari. Finora, l’obiettivo principale e il mandato ufficiale della BCE consisteva nel mantenere l’inflazione vicina, ma comunque al di sotto del 2%. Tuttavia, la politica monetaria espansiva degli ultimi anni sinora non ha registrato successi su questo fronte. In effetti, l’inflazione continua a ristagnare su livelli inferiori all’obiettivo prestabilito, mentre tale politica ha sortito l’effetto di far salire i prezzi delle attività finanziarie su livelli superiori ai valori equi.

È possibile che adesso la banca centrale voglia mettere in secondo piano l’obiettivo d’inflazione per adottare delle misure prudenziali che consentano di frenare i prezzi delle attività ed evitare la formazione di bolle speculative sugli strumenti finanziari a maggior rischio. Ciò significherebbe adottare un atteggiamento più restrittivo malgrado un’inflazione inferiore agli obiettivi ufficiali. Tale cambiamento nella funzione di reazione – ovvero degli obiettivi della banca centrale – potrebbe significare che un allentamento della stretta monetaria arriverebbe solo in caso di aumento del rischio di deflazione.

Un’altra interpretazione di tale svolta restrittiva potrebbe essere ricondotta all’intenzione della BCE di giocare d’anticipo per evitare che l’inflazione schizzi su livelli eccessivi in un’economia surriscaldata. Ad ogni modo, tutte queste congetture suggeriscono che la banca centrale sta valutando la possibilità di cambiare il quadro delle misure monetarie, con conseguenze potenzialmente serie per i mercati.

ALLOCAZIONE DEGLI ATTIVI: PROSPETTIVE DI RIALZO PER IL SETTORE IMMOBILIARE USA

Secondo noi, la sopravvalutazione degli indici azionari USA è più accentuata rispetto ai listini europei, e siccome il mercato del Regno Unito è maggiormente correlato a quello statunitense deteniamo una posizione sovrappesata nell’eurozona rispetto alle azioni delle società britanniche. Tale posizione riflette anche il fatto che le nostre stime relative ai profitti societari nel Regno Unito sono molto più basse rispetto a quelle prevalenti sui mercati.

La situazione è diversa per il settore immobiliare quotato: rispetto a inizio anno le azioni europee hanno registrato un notevole rialzo, mentre la performance dei titoli USA è stata più modesta. Il gestore ha optato per un sovrappeso nel mercato USA al fine di trarre vantaggio da tale divergenza, che dovrebbe invertirsi nei prossimi mesi poiché l’immobiliare statunitense beneficia di una domanda in crescita a fronte di un’offerta limitata. Nel comparto obbligazionario, il gestore ha neutralizzato il rischio di duration compensando questa posizione con un sottopeso nel segmento dei titoli di Stato USA.

Sempre negli USA, il mercato dei titoli ad alto rendimento sembra sopravvalutato. In particolare riteniamo che le quotazioni non abbiano ancora integrato la recente flessione del prezzo del greggio e l’aumento del rischio di insolvenza nel settore energetico, che rappresenta il 30% del mercato high-yield.

Infine, a nostro avviso, il debito dei paesi emergenti denominato in USD è sopravvalutato rispetto ai titoli in valuta locale, e questa stima trova riscontro nel sovrappeso nel debito in valuta locale rispetto ai titoli in dollari. Tale posizione punta a trarre beneficio dai rialzi valutari, poiché molte divise emergenti dovrebbero appezzarsi rispetto ai livelli modesti attualmente registrati.

 

03 luglio 2017

 

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