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L’impatto della Cina sui mercati delle commodity

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Chi LO
 

“Se esaurisci le risorse naturali, non rimarrà più nulla per i tuoi figli. Se proseguiamo nella stessa direzione, l’umanità andrà verso prove spaventose, se non verso l’estenzione” (Christian de Duve)

Recentemente, alcune preoccupazioni sul rallentamento della crescita della Cina si sono riflesse negativamente sui mercati delle commodity. L’entità di tale effetto dipende principalmente dalla traiettoria della crescita ciclica cinese. Ma cosa dire sull’impatto nel lungo periodo? Per valutarlo è necessario esaminare i driver della domanda di commodity in Cina in vista dell’evoluzione del contesto economico del paese.

Ritmo di crescita gestito attentamente

La buona notizia è che, a mio avviso, la crescita del PIL cinese difficilmente scenderà sotto il 6%1 a breve. Pechino ha raffinato la sua politica di gestione della domanda per bilanciare il sostenimento della crescita e l’implementazione delle misure di riforme strutturali e riduzione del debito.

La politiche fiscale e monetaria del paese è in una posizione neutrale di “stand-by”, pronta per un allentamento nel caso in cui dovessero aumentare i potenziali segnali di una diminuzione della crescita del PIL al di sotto del 6%2. In particolare, la politica monetaria è stata utilizzata per compensare lo stress finanziario derivante da misure di riduzione del debito e riforme strutturali3.

Pechino è riuscita a forzare la riduziona di debito e capacità in eccesso, senza aver finora inflitto un costo pesante all’economia. Il ritmo di crescita del PIL è diminuito e il rischio sistemico è stato contenuto.

Il mercato immobiliare della Cina – uno dei principali driver per investimenti e crescita – è in calo, ma non sta crollando. Gli stock immobiliari sono di recente passati a 10-18 mesi dagli oltre 30 mesi della crisi di mercato del 2015.

Questo ha permesso ai costruttori di proseguire la loro attività, anche se si prevede che le vendite rimarranno deboli. La crescita nel settore edile e nell’industria pesante potrebbe rallentare ulteriormente ma, a mio avviso, non dovrebbe farlo tanto da minacciare l’obiettivo ufficiale di crescita del PIL del 6,5%.

Impatto ciclico

Le commodity, in particolare il minerale di ferro e il carbone, sono fortemente influenzate dall’attività edile della Cina, che a sua volta è impattata dal mercato immobiliare. Le importazioni di metallo nel paese sono crollate dal 2017, riflettendo un mercato immobiliare fiacco.

L’indebolimento del ciclo edile cinese non è quindi una buona notizia per i prezzi dei metalli. Ma dal 2015 l’offerta domestica della Cina è limitata, poiché Pechino ha iniziato a tagliare la capacità in eccesso. La domanda di metalli non è però diminuita tanto quanto l’offerta, e questo ha creato un collo di bottiglia nel settore metallifero e ha aiutato a prevenire il crollo dei prezzi.

Impatto sui mercati sviluppati

Il ciclo edile della Cina non è fondamentale solo per la domanda dei mercati emergenti che esportano commodity ma guida anche una larga parte delle esportazioni dei mercati sviluppati. USA, Europa e Giappone (G3) sono tra i principali esportatori in Cina e le loro spedizioni tracciano accuratamente le oscillazioni nell’edilizia cinese (Figura 1).

Figura 1: le esportazioni dei G3 sono correlate alla crescita dell’edilizia in Cina

G3 exports correlate with China construction growth

Fonte: CEIC, BNPP AM (Asia) al 1° giugno 2018

Ad ogni modo, un moderato rallentamento dell’attività edile in Cina potrebbe non causare alcun danno serio alla crescita dei mercati sviluppati, come il l’importante calo del 2015 non ha interferito con la ripresa economica dell’Europa. La crescita USA ha sofferto nel 2015, ma principalmente a causa del collasso dei prezzi del petrolio, che hanno impattato gli investimenti energetici domestici.

L’impatto ciclico del rallentamento economico della Cina sui prezzi delle commodity sarà, quindi, probabilmente moderato. Il rischio per il mercato delle commodity risiede piuttosto nella combinazione tra rallentamento cinese, fluttuazioni del prezzo del petrolio e altri rischi geopolitici, come l’instabilità politica in Europa e i conflitti commerciali tra gli USA e i propri partner.

Impatto nel lungo periodo

La domanda cinese di commodity sta vivendo un passaggio strutturale dai metalli verso l’energia e i prodotti alimentari, riflettendo il processo di “distruzione creatrice” che sta orientando l’economia da una crescita basata sugli investimenti a una guidata dal consumo.

L’industrializzazione della Cina negli ultimi tre decenni ha creato una forte domanda di metalli ed energia. Ma, da quando Xi Jinping è stato eletto nel 2013, l’obiettivo economico del paese, nel quadro delle riforme strutturali del presidente, è passato a privilegiare la qualità della crescita piuttosto che la crescita assoluta.

La moderazione della crescita che deriverà da questi cambiamenti sposterà, nei prossimi decenni, la domanda cinese di commodity verso l’energia e i prodotti alimentari di alta qualità, grazie all’aumento dei livelli salariali.

La crescita della domanda di acciaio in Cina è già scesa dalle doppie cifre di metà anni Duemila a quelle singole recenti, riflettendo il cambiamento strutturale nell’economia. Questo sembrerebbe implicare un grave dissesto del settore dell’acciaio e dei mercati collegati, come il minerale di ferro e il carbone.

In realtà – sebbene il tasso di crescita sia diminuito e continuerà a farlo – la base per la domanda cinese di acciaio (e altre commodity) rimane molto ampia. Ciò significa che l’incremento annuale della domanda in termini di quantità dovrebbe restare alto.

Anche il consumo energetico pro capite in Cina è sceso, ma non tanto quanto la domanda di acciaio. Infatti, nonostante ci siano meno richieste da parte dei settori edili e pesanti caratterizzati da un uso intensivo dell’acciaio, la domanda energetica dei nuovi segmenti (come quelli indicati nel piano industriale “Made in China 2025”) e della nuova economia – dominata da consumo domestico, trasporti, servizi, IT, computer, commercio e finanza – è cresciuta, bilanciando il declino della domanda della vecchia economia.

L’economia cinese si basa principalmente sul carbone proveniente dall’offerta interna, quindi la nuova domanda energetica non impatterà totalmente i mercati internazionali nel medio termine. Ma questa situazione cambierà nel lungo termine, poiché la Cina si sta muovendo dall’inquinante carbone verso un’energia pulita. Allo stesso tempo, il petrolio sarà una fonte energetica sempre più importante. La Cina importa già metà del petrolio di cui necessita e una quota crescente di gas naturale. La pressione che la Cina esercita sull’offerta economica globale aumenterà nei prossimi anni, a meno che non vengano implementate severe politiche restrittive per la conservazione dell’energia. In altri termini, la Cina sarà una forza positiva per i mercati globali di petrolio e gas nel lungo periodo.

La Cina sta inoltre vivendo un cambiamento strutturale nella domanda di prodotti petroliferi raffinati, in passato molto richiesti per i distillati pesanti, come il diesel e l’olio combustibile, utilizzati per l’industria pesante e gli autocarri. Ma, siccome la struttura economica del paese si è discostata dalla crescita basata principalmente sugli investimenti industriali, la domanda di diesel è decisamente rallentata dal 2013, quando il settore terziario (che rappresenta la nuova economia basata sui servizi) ha superato quello secondario (che rappresenta la vecchia economia basata sull’industria). Al contempo, la domanda di carburante è salita, guidata dal numero di automobili che, nella nuova economia, aumenta inesorabilmente.

Infine, ma non per importanza, si prevede che la domanda cinese per un’alimentazione di migliore qualità, che include cereali, carne e latticini (dei quali la Cina è già importatrice netta, Figura 2), crescerà bruscamente in seguito all’incremento generale dei livelli salariali.

Il mercato stima che, nei prossimi anni, l’aumento del consumo di cereali pro capite in Cina potrebbe facilmente raddoppiare rispetto all’attuale 1% annuo.

Figura 2: la Cina è stata un’importatrice netta di questi prodotti alimentari*

China net importer of food items

Fonte: CEIC, BNPP AM (Asia) al 1° giugno 2018

Come per la domanda energetica, la Cina incrementerà la pressione della domanda per il settore dell’alimentazione di alta qualità del mercato agricolo globale, poiché la produzione domestica è ora sempre più limitata dalla mancanza di terreno coltivabile.

Nonostante questo, la principale variabile da osservare in termini di impatto della domanda alimentare cinese sul mercato agricolo globale è il ritmo dell’aumento futuro dell’offerta domestica dovuto alla tecnologia per migliorare i raccolti.

  • 1. Chi on China: Mega Trends of China (6) – Evolution of China’s Growth Model, 6 aprile 2018
  • 2. Chi Flash: PBOC Signals Easing Amid Economic Rebalancing, 23 aprile 2018
  • 3. Chi on China: China’s Deleveraging Strategy and Evidence (II) – Rising Credit Spread, 30 maggio 2018

Gli investimenti nei mercati emergenti, o in settori specializzati o ristretti, possono presentare una volatilità superiore alla media, a causa di una forte concentrazione, di maggiori incertezze dovute alla minore quantità di informazioni disponibili, alla minore liquidità o alla maggiore sensibilità ai cambiamenti delle condizioni di mercato (sociali, politiche ed economiche).

Alcuni mercati emergenti offrono meno sicurezza della maggior parte dei mercati internazionali dei paesi sviluppati. Per questo motivo, le prestazioni relative alle operazioni nel portafoglio, alla liquidazione e alla conservazione effettuate per conto dei fondi investiti sui mercati emergenti potrebbero essere più rischiose.

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