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Mercati finanziari: molte ipotesi pochi movimenti

Investment Insight

Colin HARTE
 

Strategia: sovrappeso nel debito emergente in valuta locale

Questo articolo potrebbe contenere espressioni e termini tecnici e pertanto non è raccomandato ai lettori privi di esperienza professionale nel campo degli investimenti

SOMMARIO

  • Sorprese economiche: inversione di tendenza nell’eurozona
  • Federal Reserve: l’attenzione si sposta sul ridimensionamento del bilancio
  • Prospettive più chiare per la BCE: ridimensionamento del QE, pausa e rialzo dei tassi

Nel complesso, i dati economici pubblicati negli ultimi mesi hanno avuto un impatto notevolmente positivo sui mercati finanziari. Le indicazioni delle indagini prospettiche e le correzioni al rialzo apportate dagli analisti alle stime sui profitti societari hanno sostenuto i mercati azionari, ma queste attese sono state alimentate dalla percezione di un miglioramento delle prospettive economiche. I mercati obbligazionari, invece, hanno fatto affidamento sui dati reali che sono più modesti. In effetti, anche noi non riscontriamo segnali di un’imminente accelerazione della crescita, mentre i dati economici superiori alle attese – nel complesso ancora molto positivi negli USA – hanno registrato un’inversione di tendenza nella zona euro, in Giappone e nei paesi emergenti.

In buona sostanza, a nostro avviso le azioni sono lievemente troppo care, mentre le attese relative agli utili societari paiono elevate. Inoltre, vi sono anche altri rischi che continuano a incombere sui mercati: negli ultimi tempi, infatti, le tensioni geopolitiche sono aumentate con l’intervento militare degli Stati Uniti contro la Siria e i toni più accesi nei confronti della Corea del Nord. Gli ultimi sondaggi pubblicati relativi alle prossime elezioni presidenziali francesi hanno determinato un ampliamento degli spread sui titoli di Stato di Francia, Italia e Spagna, che comunque dovrebbe essere temporaneo. Inoltre, il vertice tra il presidente degli Stati Uniti Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping si è rivelato meno conflittuale del previsto, ma ha comunque mostrato che vi sono varie questioni aperte, in particolare relative a scambi commerciali, investimenti, Corea del Nord e sicurezza marittima.

Ad ogni modo, i mercati finanziari sono stati abbastanza calmi, senza tendenze chiare al rialzo o al ribasso. I titoli azionari USA hanno continuato lentamente a scendere, mentre nell’eurozona il trend rialzista dei titoli azionari sembra perdere slancio. Infine, in Giappone, i listini azionari sono scesi di circa il 5% da metà marzo dopo il rafforzamento dello yen, mentre gli indici dei paesi emergenti hanno perso terreno dopo il picco toccato in marzo.

MERCATO DEL LAVORO USA: IL SOLITO SUSSULTO ANNUALE

In marzo, la crescita dell’occupazione nei settori non agricoli è risultata inferiore alle attese, ma anche in passato abbiamo registrato delle fasi di rallentamento e i dati negativi in fin dei conti si sono rivelati fuorvianti. A nostro avviso, tale andamento si ripeterà, in particolare poiché il dato complessivo non è in linea con tutti gli altri indicatori che segnalano un mercato del lavoro in buona salute (ma in effetti caratterizzato da crescenti difficoltà delle imprese ad assumere). La forte crescita dell’occupazione abbinata al tasso di partecipazione costante alla forza lavoro hanno fatto scendere il tasso disoccupazione al punto più basso del ciclo (4,5%).

Inoltre, pare incoraggiante che anche il tasso di disoccupazione basato su misure più ampie – che comprende quindi i lavoratori discontinui e i lavoratori part-time in cerca di un lavoro a tempo pieno – si è notevolmente abbassato e adesso pare in linea con la piena occupazione. La crescita dei salari, invece, sostanzialmente ha ristagnato, ma ad un certo punto il mercato del lavoro comincerà a registrare una penuria di personale in grado di accelerare la crescita delle retribuzioni.

In generale, la Federal Reserve quest’anno ha adottato toni più restrittivi in materia di tassi di interesse, ma l’attenzione degli operatori si è spostata sulle dimensioni del bilancio. Al momento la maggior parte membri del FOMC ritiene che una modifica dell’attuale politica di reinvestimento dei titoli arrivati a scadenza sia opportuna nel corso dell’anno. Questa valutazione non si discostava molto dalle attese degli operatori e probabilmente ciò spiega la reazione relativamente modesta del mercato alla pubblicazione della notizia. Gli economisti della Federal Reserve di New York prevedono che, dopo la normalizzazione del bilancio, le riserve della banca centrale ammonteranno a 500 miliardi di dollari. Ciò significa che 1.500 miliardi di Treasury e MBS arriveranno a scadenza e non saranno riacquistati nel giro dei prossimi quattro anni.

BCE: TAPERING-PAUSA-RIALZO

Si era creata una certa confusione sul calendario che la BCE avrebbe seguito per ridimensionare e poi mettere fine alle politiche monetarie espansive. In effetti, al momento l‘economia dell’eurozona pare abbastanza robusta ma l’inflazione core si attesta appena allo 0,6%. Dunque la BCE dovrà intervenire ancora per stimolare i prezzi al consumo, mentre i salari restano sostanzialmente fermi. Adesso la BCE ha fatto chiarezza: il presidente della BCE Draghi e il capo economista Peter Praet hanno ribadito che per il momento la politica monetaria deve rimanere espansiva – dato che non vi è alcuna prova convincente di una ripresa dell’inflazione  –  e hanno poi confermato l’impegno del Consiglio direttivo a seguire una strategia di uscita dall’allentamento quantitativo basata su un ridimensionamento degli acquisti di attivi, seguita da una fase di assestamento e infine da un rialzo del tasso di deposito (al momento negativo).

Per quanto riguarda la politica francese, l’ascesa nei sondaggi del candidato di estrema sinistra Mélenchon ricorda a tutti che l’euroscetticismo in molti paesi è più diffuso di quanto si possa credere e che un ballottaggio tra Mélenchon e Marine Le Pen – candidata del Front National – farebbe certamente tremare i mercati finanziari. Noi ci aspettiamo ancora che il candidato centrista Macron arrivi al secondo turno e che poi vinca nettamente le elezioni. Inoltre Macron potrebbe beneficiare del voto tattico qualora Mélenchon rappresentasse una minaccia seria per il ballottaggio.

Sul fronte della Brexit si è acceso un barlume di speranza per chi attendeva un approccio più realistico da parte del governo britannico ai negoziati con l’UE. Il primo ministro May ha lasciato intendere che potrebbe richiedere una proroga ai due anni previsti per raggiungere un accordo commerciale (oltre ai termini dell’uscita dall’UE) e che nel frattempo il Regno Unito potrebbe continuare a rispettare la libera circolazione dei lavoratori e la giurisdizione della Corte europea di giustizia fino alla conclusione di un accordo definitivo. Tuttavia, dato che il controllo delle frontiere e dell’immigrazione sono considerati cruciali da Londra, la prospettiva di un negoziato difficile e una hard Brexit non può essere esclusa.

ASIA: DIVERGENZA NORD-SUD

In Asia, i PMI sono migliorati nei paesi meridionali dell’area – India, Indonesia e Vietnam – e sono scesi in Giappone, Cina e Corea del sud. Secondo le nostre analisi tale discrepanza è riconducibile soprattutto alle differenze nella struttura economica di questi paesi. In particolare il Giappone e la Cina sono economie relativamente ampie e chiuse, mentre l’Indonesia dovrebbe trarre vantaggio dal rincaro delle materie prime, e l’economia indiana si sta riprendendo dagli effetti della demonetizzazione che ha improvvisamente messo fuori corso le banconote di grosso taglio.

In Giappone, l’Economy Watchers Survey (un importante indicatore prospettico) ha accusato una brusca flessione. Inoltre, la crescita dei salari nominali è stata neutralizzata dall’inflazione sulla scia dei rincari energetici e la debolezza dell’economia nazionale pare riconducibile a tale andamento. Infine, segnaliamo in Cina il deterioramento del PMI dei servizi elaborato da Markit, che ha determinato un calo dell’indice composito.

SOVRAPPESO NEL DEBITO EMERGENTE IN VALUTA LOCALE

Il sottopeso nel debito emergente in valuta forte è riconducibile principalmente agli scarsi progressi compiuti dai paesi emergenti sulla strada del risanamento fiscale e delle riforme strutturali. Secondo noi, adesso le quotazioni dei titoli in moneta locale sono più interessanti e questi titoli dovrebbero trarre ulteriore vantaggio dall’attuale tendenza al rialzo delle valute emergenti. Inoltre, la frenata dell’inflazione ha consentito alle banche centrali di Brasile e Russia di tagliare i tassi d’interesse, e ciò dovrebbe sostenere le emissioni in valuta locale di questi paesi.

10 Aprile 2017

WSU

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